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Giovanni Nuvoli…

nuvoli.jpgE così, a 53 anni, anche Giovanni Nuvoli è morto. Senza pietà. Il respiratore, al momento del decesso, «era ancora attaccato» ha subito precisato la moglie, Maddalena Soru, anche se Nuvoli aveva deciso di smettere di alimentarsi. L’atroce sofferenza che l’ha accompagnato fino alla fine gli permetterà (immagino) d’essere sepolto con tutti i crismi.
Una morte, quella di Nuvoli, che arriva proprio nel giorno in cui il dottor Riccio è stato finalmente prosciolto (con formula piena, si sarebbe detto un tempo) dall’accusa di “omicidio del consensiente” sul caso di Piergiorgio Welby perché «il fatto non costituisce reato».
«Era un dovere di Riccio – ha detto a conclusione dell’udienza l’avvocato difensore dell’anestesista – staccare il respiratore perché così aveva chiesto il paziente». E c’è voluta una sentenza (e una scia infinita di polemiche e di accuse) per affermare questa verità quando, in realtà, bastava avere il coraggio di insistere, con lo sguardo, negli occhi persi di quel viso scarno, bastava avere il coraggio d’ascoltare quelle richieste ferme e disperate per comprenderne che non tutti gli uomini sono votati al martirio e all’atroce sofferenza.
Il caso Welby, nel momento in cui anche le telecamere si accesero – a malavoglia – su di lui, divenne una sorta di film (dell’orrore) a puntate in cui, a colpi di dibattiti, di insulti e di anatemi si disquisiva sulla necessità o meno di ascoltare le strazianti richieste di un uomo stanco di soffrire. E nel mentre quell’uomo si consumava nel suo dolore c’era una scia infinita di ministri, preti, opinionisti e dottori vari che avevano, tutti, qualcosa da dire. Noi dal basso (abituati a vedere approvare procedimenti d’urgenza, nel giro di una nottata, che riguardano il pugno elitario di un mondo che non ci appartiene) attendavamo un gesto di clemenza del Parlamento che, nel frattempo, prometteva (cincischiando) di legiferare appena un manipolo di esperti avesse espresso un suo parere.
Il proscioglimento di ieri del dottor Riccio ci dice, in realtà, che in Italia una legge esisteva già: non c’era nulla da inventare, nulla da interpretare. L’applicazione di quella legge, sic et simpliciter, avrebbe consentito a Welby di terminare i suoi giorni con meno strazio, con tantissime polemiche in meno e, sicuramente, avrebbe consentito anche a Nuvoli di morire con più pietà.

[tags]Giovanni Nuvoli, Piergiorgio Welby, eutanasia, polemiche, Riccio, politica, bioetica[/tags]

…difficilissimo da usare

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«[...]Ho comprato l’iPhone, ma non sono rimasto soddisfatto. L’oggetto è bello ma è difficilissimo da usare.» (Lapo Elkann)

[tags]iPhone, Lapo Elkann, YouTube[/tags]

Il festival dell’ipocrisia…

vaticano.jpgIeri, su Repubblica, Eugenio Scalfari in un Post Scriptum al suo lucidissimo (e, in certi punti, condivisibilissimo) articolo domenicale rispondeva a quella che era un’insistente domanda che molti dei suoi lettori gli ponevano sul «perché mai la Chiesa abbia celebrato con tutti gli onori previsti dalla liturgia i funerali dell’avvocato Corso Bovio [...], morto suicida, ed abbia invece negato quei funerali all’ammalato Welby che fu aiutato da un amico generoso (oggi, finalmente, prosciolto, ndr) a interrompere cure inutili che perpetuavano senza scopo alcuno una vita di intollerabili sofferenze». Scalfari ha risposto dicendo che «la Chiesa è, oltre che un’organizzazione religiosa, anche se non soprattutto un’organizzazione di potere» e che come tale utilizza «largamente lo strumento dell’ipocrisia». Come dargli torto.
Sempre più mi convinco – soprattutto quando leggo notizie così contraddittorie e ipocrite – che ci sia, in questo cosiddetto magistero eclesiastico, la perdita di qualunque traccia di realismo e, soprattutto, assenza totale del senso di responsabilità e di pietas cristiana; assenze che si riducono sempre più spesso in una predicazione astratta e infertile, oltre che indifferente alle sofferenze indicibili che essa stessa produce. Questa Chiesa, oramai, non fa altro che mostrare, continuamente, le sue profonde incoerenze e l’esempio forse più sconvolgente (oltre che socialmente e umanamente rovinoso) mi sembra quello della simultanea condanna vaticana alla pratica abortiva e alla contraccezione: in nome di comandamenti etici irreperibili nelle Sacre Scritture il Vaticano è il massimo responsabile della crescita esplosiva delle popolazioni del Terzo Mondo (terre di conversioni e di conquiste) e, quindi, delle sue più atroci conseguenze: dalla fame alla sete, dalla povertà alle migrazioni disperate.
La vera radice di quest’incoerenza vaticana, di questa deriva su «questioni che hanno poco o nulla a che vedere con la religione dell’amore e della carità predicata dai Vangeli», sta, a mio avviso, in una sorta di secolare dissociazione tra le parole e i fatti, tra i principi e i comportamenti. Così, per esempio, si predica la povertà e si vive nello sfarzo dei palazzi vaticani. Si predica l’umiltà e ci si proclama infallibili. S’inneggia alla libertà di stampa e si produce la più servile e grigia informazione. Si predica la castità e la persecuzione penale delle prostitute e dei loro clienti e si proteggono per anni i preti pedofili finchè esplode lo scandalo (600 milioni di dollari per le vittime dei preti cattolici pedofili solo negli Stati Uniti).
Insomma, il magistero della chiesa sembra essersi ormai ridotto alla predicazione di comandamenti inosservabili, perché intrinsecamente contraddittori, e alla produzione seriale di vere e proprie “tragedie dell’assurdo”: un festival dell’ipocrisia, insomma.

[tags]Vaticano, Piergiorgio Welby, Scalfari, Chiesa, ipocrisia, Corso Bovio[/tags]

Sul cretinismo generale…

proietti01g.jpgC’è stato, in questi giorni, un’aspra polemica consumatasi dietro le quinte (e a colpi di comunicati stampa) del Teatro Brancaccio di Roma: lo storico teatro romano era stato scippato, per poco, a Proieti da Costanzo. Alla fine, però, pare che ci sia stata la rinuncia di Costanzo: una rinuncia praticamente obbligata a furor di popolo, dopo alcuni giorni di immagine in caduta libera (e Dio solo sa quant’è importante per il Cicciopappa nazionale l’immagine, soprattutto la sua).
É bello quando ci riscattiamo, quando dimostriamo a noi stessi di essere ancora immuni dalla contaminazione.
Dicono che il “golpe all’amatriciana” sia stato sventato solo dai romani, ma a leggere i commenti all’intervista pubblicata sul sito Articolo 21 pare evidente che non sono stati solo romani, non è stato solo il mondo del teatro a far quadrato attorno a Proietti, ma tutti coloro che hanno a cuore quel poco di autonomia culturale che ci è rimasta.
Ne avevo parlato pochi giorni fa proprio su questo disordinato blog: in quest’epoca in cui la televisione riesce a fogocitare (e noi a digerire) qualsiasi cosa, in questo periodo in cui, ingordamente, qualsiasi cosa che un tempo era cultura viene triturata, masticata e banalizzata dalla televisione riuscire a strapparle anche un solo grande teatro è una vittoria a dir poco epocale. La rinuncia di Costanzo è stata vista da Veltroni come atto di responsabilità («è un atto di responsabilità – ha dichiarato, a caldo, il sindaco di Roma – e di realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato amarezza e preoccupazione» ), per me resta solo una presa d’atto di una resistenza di una piccola parte del nostro paese, oramai stanca e disperata («Molti poco fanno un tanto», amava ripetere Miguel de Cervantes). Se solo ci si impegnasse un poco di più, forse… Perché alla fine, il problema è che continuiamo ad essere troppo pochi, e anche troppo stanchi.
Da sempre penso che quello che ci viene propinato alla TV non sia un caso di evoluzione spontanea ma sia frutto di un disegno scientifico di involuzione controllata: chi sposta l’asticella sempre più in basso vuole un popolo ignorante per poterlo controllare più facilmente («L’ignoranza -scriveva Giordano Bruno – è madre della felicità e beatitudine sensuale» ).
E così ci tocca prender atto che esiste, come ha squisitamente scritto Bocca sull’Espresso di questa settimana, un cretinismo generale in cui prevale la filosofia del “non pensare“: un movimento popolare che fa sbancare i boteghini dei cinema che proiettano i film-panettone, un movimento che rende ricchi personaggi del calibro di Corona o, comunque, di una massa critica (sempre alla ricerca del nuovo) che compra felice le carte telefoniche TIM (quelle ultime dello spot di De Sica & famiglia) perché ha bisogno di spedire 500 SMS (dico cinquecento messaggini) al giorno (dico e sottolineo al giorno).
Il non pensiero dovrebbe essere quello della “leggerezza della vita” che ti esime dal chiederti il perché delle cose: come a dire che sono stato nei Caraibi perché ho sfogliato il catalogo di Francorosso…

[tags]Televisione, Maurizio Costanzo, Gigi Proietti, Teatro Brancaccio, Bocca, cretinismo generale[/tags]

Absit iniuria verbis

Alemanno Con la sentenza 29433 della V Sezione Penale della Cassazione, emessa nei giorni scorsi, di fatto è consentito dare del “fascista” ad un qualsiasi politico. Secondo i Giudici della Corte Suprema, infatti, “fascista” non costituisce offesa, ma critica politica, perché il termine fa riferimento ad «un’ideologia ed una prassi politica che è stata in passato propria di molti italiani». Sempre nei giorni scorsi la Cassazione, con la sentenza 27966, ha stabilito, invece, che il “vaffanculo” non è un insulto in quanto «vi sono delle parole e anche frasi che, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto, nel linguaggio corrente, di altre aventi significato diverso che invece vengono utilizzate sempre meno».
Pare, a detta dei soliti malpensanti, che l’onorevole Gianni Alemanno abbia subito recepito le due sentenze ed ha gridato il suo “Vaffanculo, fascista!” al Senatore Gustavo Selva.
I giornali, ad onor del vero, riportano la notizia in modo abbastanza edulcorato, ma il senso, credetemi, rimane quello testé detto: anche a voler essere “politically correct”.

[tags]Gustavo Selva, Giannni Alemanno, Cassazione, vaffanculo, fascista[/tags]

adda passà a nuttata…

lavoro_trattative.jpgCosì, come capita oramai da sempre, anche quest’altra trattativa sindacale s’è conclusa alle prime ore dell’alba. Oramai si tratta di un cerimoniale, di una messiscena, ovviamente grottesca perché, in questo caso, coinvolge anche le massime cariche governative.
Nei consigli di fabbrica, un tempo, il trucco funzionava: dava, ai lavoratori, la sensazione che c’era stata un’aspra battaglia tra i rappresentanti sindacali ed i padroni. Trattare fino a notte inoltrata dimostrava, agli occhi degli operai sprovveduti, l’estremo sacrificio dei sindacalisti nelle trattative ed inoltre voleva anche significare che quello che s’era ottenuto era, in effetti, il massimo che si poteva ottenere. Il problema, adesso, è che questa farsa s’è usurata, non produce più lo stesso effetto di un tempo: sappiamo tutti, oramai, che le vere trattative si sviluppano in tempi e in modi molto più lunghi e articolati, con accordi sotto banco, lontani dai riflettori e dai taccuini dei giornalisti e, soprattutto, in ambienti riservati dove, con calma, si stabiliscono priorità e si bilanciano gli equilibri precari. Signori Politici, Sindacalisti e Confindustriali finitela, per cortesia, di considerarci come una massa di babbei. Risparmiatevi la prossima volta, ve lo concediamo, il sacrificio della nottata e iniziate a riunirvi all’alba; così, magari, per il tramonto avrete finito di recitare.

[tags]Pensioni, Accordi, Sindacati, Governo, trattativa[/tags]

teledecadenze…

Capitava, un po’ di tempo fa, che per andare in TV occorreva inventare veramente cose strane. Bisognava sudare per quelle due orette di popolarità: l’ingegno e la cultura, allora, venivano messe a dura prova. La platea del Teatro Parioli, ad esempio, ti accoglieva in religioso silenzio se, in seguito ad uno stato comatoso, avevi anche avuto un incontro con uno spirito guida extraterrestre che ti aveva dato il dono di predire il futuro: fingevi di dire cose intelligenti sugli astanti, sul loro avvenire e ti guadagnavi la tua meritata comparsata. E poco importava se Maurizio Costanzo ti prendeva per il culo tutta la serata: eri in TV e tanto bastava.
Poi però, a partire dal Grande Fratello, tutto è cambiato (in peggio). Una sorta di modificazione (anzi, di mortificazione direi) genetica del “comparsatore” televisivo ha fatto si che per un nonnulla (e, certe volte, anche per meno) si potesse stare davanti ad una telecamera, per mesi interi, ad ebetare. Così, se sapevi scorreggiare a comando o (financo) ruttare senza bere birra standotene sdraiato su di un divano fino a prenderne le sembianze, come un moderno camaleonte, riuscivi a diventare famoso (e, certe volte, ci scappava anche l’accoppiamento) ed ereditavi, di diritto, il salotto di Buona Domenica per un’intera stagione televisiva.
Siccome però in Italia siamo tutti un po’ fantasiosi (e, mediaticamente, depravati) anche l’era del Grande Fratello è stata, per così dire, superata e così dai rutti s’è passati, inspiegabilmente, alla cronaca; quella nera. Se, infatti, si aveva culo, appena ti sterminavano la famiglia a colpi di machete, potevi arrivare in televisione da Mentana (che, intanto, aveva soppiantato il Cicciopappa nazionale nella meritoria opera divulgativa del nulla) a dichiarare che, in fondo, non cercavi lavoro perchè, grazie ad alcune amicizie, potevi entrare nel fantastico mondo dello spettacolo.
E così, a furia di spostare l’asticella sempre più in alto, ci si è ritrovati con Fiorani – appena uscito da galera – adottato da Lele Mora (non ho ancora capito il perchè ) che, a mo’ di servizio riabilitativo sociale, va a scontare le sue colpe come cubista nel Billionaire di Briatore da dove minaccia (anche) i pagatori del canone RAI di voler andare a San Remo a cantare.
Cos’è che c’è di strano quindi se un padre di 42 anni passeggiando con la prole alla Stazione Termini di Roma finge di aver perso il figlio di tre anni giusto per «denunciare che l’ex moglie rumena» gliel’ha sottratto? Certo che il tipo è stato un po’ sfigato: l’hanno denunciato ma non l’hanno arrestato. Mi dispiace, veramente, per lui: appena usciva avrebbe potuto sistemarsi economicamente o, al limite, si sarebbe potuto riciclare come scrittore. Peccato.

[tags]televisione, vallettopoli, Fabrizio Corona, Grande Fratello, Lele Mora, Fiorani, Mourad Grairia, vip[/tags]

i sacrifici…

adinolfi_big.jpgTempo di sacrifici e di ripensamenti e così, Emma Bonino e Gustavo Selva rientrano nei ranghi e, a malincuore, ritirano le dimissioni annunciate o comunque paventate. A sentir alcune loro dichiarazioni (stamani, per esempio, il senatore di Ambulanza Nazionale provava, alla sua veneranda età, ad arrampicarsi sugli specchi dai microfoni di Radio 24) sembra di aver capito che entrambi abbiano gridato il loro “obbedisco!” dinanzi a superiori motivi, chinando il capo, con encomiabile senso di responsabilità, pur sapendo, come Orazio insegnava, che nescit vox missa reverti. Sono gesti encomiabili, d’inaudito dolore che riportano, inevitabilmente, alla mente le famose dichiarazioni di un ex Presidente del Consiglio mai troppo lodato per il suo alto senso di responsabilità e abnegazione.
Il sacrificio di Mario Adinolfi è un sacrificio che, a ragionarci su un pochino, può essere paragonato ai sacrifici degli illustri politici di cui sopra ed è, comunque, un sacrificio degno del più alto rispetto così come lo è stato quello dell’altro candidato del Pd, quello di punta, che ha persino rinunciato ad andarsene in Africa per amor del partito. Il buon Adinolfi è stato costretto a farlo: difronte ad un “genocidio politico” generazionale (quello dei trentenni o giù di lì ) non è riuscito a trattenersi e così, sprezzante del pericolo, s’è lanciato senza rete (il sacrificio viene prima di tutto) a costo di rimanerci secco. E l’ha fatto. Se Parisi ha “benedetto” il coraggio di Bindi dovrà ricredersi e, nei prossimi giorni, sono sicuro che avrà parole forti e incoraggianti anche per il giovane (super) Mario.
E così la lista dei candidati (o, come meglio sarebbe dire, dei condannati) al Pd (in barba a chi parlava di primarie fasulle) s’allunga (o sarebbe meglio dire s’allarga? ) a dismisura. E, giusto per dire quando il mondo sia crudele, in tutto questo bailamme di sacrificati, c’è ancora chi s’ostina a parlar male dei politici: il solito qualunquista che, con le sue cattiverie, azzarda che la politica sia fradicia e falsa; luogo di serpi e di amoralità dove ognuno pensa solo ai cazzi propri. Nulla di più sbagliato. Qui siamo, letteralmente, sommersi da pii esempi, di gente pronta al martirio, che dimostrano, con forza e rigore, nei fatti, giustappunto il contrario. Anch’io, per esempio, nel mio piccolo, sono un esempio mica da poco: potrei smetterla con questo blog e invece mi sacrifico e continuo a scrivere (anche con questo caldo allucinante). Ma chi te lo fa fare direte voi. Mi sacrifico, rispondo io: indefesso che non sono altro!

[tags]Dimissioni, Partito Democratico, Mario Adinolfi, Sacrifici, Politica[/tags]

ad personam…

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Il leghista (non è un’aggravante, ma non può essere neanche un’attenuante) Luca Zaia, vicepresidente della regione Veneto, viene beccato a 193 km all’ora (407 euro di multa e ritiro della patente) e pensa bene di partire (senza patente) con una sua iniziativa politica volta a rivedere al rialzo, manco a dirlo, i limiti di velocità sulle strade e le autostrade. È come se uno essendo, chennesò, Presidente del Consiglio e coinvolto in qualche bega giudiziaria decidesse d’introdurre l’impunità delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica (magari chiamando la legge Lodo Schifani) . Suvvia, vicepresidente, un po’ più di fantasia (e di originalità ) . Fossi in lei, adesso, inizierei a proporre una norma transitoria per poter circolare senza l’«anacronistica» patente. A come non pagare i 407 euro, magari, ci penserei durante le vacanze (giusto per non dar nell’occhio)…

[tags]Luca Zaia, patente, limiti di velocità, multe, leggi ad personam[/tags]

per amor di logica…

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… fino a che arriverà uno più populista di lui che depositerà alla Cassazione una richiesta di legge popolare per vietare, a chi è stato condannato in via definitiva, di presentare proposte di legge.
Così, per coerenza e per amor di logica.

[tags]Beppe Grillo, Parlamento Pulito, Proposta di Legge Popolare, V-Day, Politica[/tags]

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